Madre dal cuore atomico
Se chiudeva gli occhi riusciva a vederla ancora: l'altalena arrugginita e, accanto, sua madre che lo accoglieva tra le braccia mentre il suo caldo sorriso risplendeva nella luce dorata dell'indolente pomeriggio estivo. Un frammento di ricordo più che un ricordo vero e proprio. Sembrava il flashback di un film ed era legato a un dettaglio fondamentale: Atom Heart Mother dei Pink Floyd.
C'è un punto di quella maestosa suite per gruppo e orchestra in cui la pomposità dei fiati si dilegua e lascia spazio a un delicato intreccio tra l'organo Hammond di Richard Wright e un violino. Quel punto lo scuoteva sempre nel profondo in un modo che non riusciva a spiegarsi, lasciandolo ogni volta in lacrime e con in testa quell'immagine. Stefano non capiva che cosa c'entrasse ma riteneva che riguardasse in qualche modo l'imprinting. La sua teoria era questa: suo padre, che gli aveva passato l'amore per i Pink Floyd, probabilmente ascoltava spesso quell'album nel mangiacassette della vecchia Fiat 127 verde pistacchio, in quei lontani giorni d'estate dei primi anni Ottanta, quando lui era molto piccolo. Quel brano doveva essere rimasto particolarmente impresso nella sua malleabile mente infantile, al punto da risuonargli continuamente in testa anche quando la madre lo portava al parco giochi.