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mercoledì 10 aprile 2013

La morte ha le piume – Prima parte




Mentre sedeva nella stanza buia e contemplava la porta della cella sconquassata dai colpi della creatura, Carl Vaughn non poteva fare a meno di maledire la sua hybris. Solo un anno prima quella che ora era una spaventosa e ripugnante realtà era stata poco più di una teoria, una serie di appunti scribacchiati sul sottobicchiere di un pub. Poi era cominciato l'esperimento, finanziato in gran parte dall'eredità di famiglia, con cui aveva acquistato esemplari di uccelli di svariate specie selezionate con cura e fatto costruire una voliera nella sua baita nelle Catskill, lontano da occhi indiscreti. Quando si era trovato a dover affrontare un serio problema di fondi, Vaughn lo aveva risolto rubando la strumentazione che ancora gli mancava dal laboratorio dell'università. Una decisione che allora era parsa necessaria, ma di cui oggi si pentiva amaramente e non passava notte senza che il senso di colpa figliasse incubi tremendi con la sua mente sull'orlo dell'esaurimento nervoso.

Ma nessuna delle sofferenze patite nei mesi precedenti poteva essere paragonata al terrore cieco che stava provando in quel momento. Terrore misto alla vergogna per aver scioccamente esultato solo poche ore prima, quando l'esperimento si era concluso con successo. Pazzo! Che cosa credeva di ottenere? Pensava davvero che un ometto insignificante avrebbe potuto controllare una forza ancora largamente sconosciuta come l'ingegneria genetica? Sì, fino alla sera prima lo aveva pensato e ora quella dorata illusione si era frantumata, crollando su se stessa come un castello di carte.